Alla scoperta della Spagna

Passato e presente a Salamanca

Salamanca non è tra le città spagnole più conosciute, forse per la sua posizione decentrata rispetto alle mete ormai classiche del turismo internazionale; si situa in quella zona a nord-ovest di Madrid dove si trovano città come Segovia, Valladolid, Burgos o Avila: luoghi che, di fatto, rappresentano la storia del paese.

E’ proprio la storia a delineare il profilo caratteristico di Salamanca, dalla quale, all’approssimarsi, esce quasi all’improvviso la cupola della sua cattedrale per ergersi dal nulla di un territorio secco e ondulato che sembra non finire più. L’impressione di un passato importante viene del resto confermata quando ci si addentra nella città, cosparsa di chiese e conventi, in alcuni casi di una certa rilevanza come il monumentale San Esteban, per giungere nell’asse centrale che, dalla Plaza Mayor, porta alla cattedrale: dove di nuovo ci si trova per rendersi conto che l’imponente sagoma individuata dalle colline circostanti è la parte “nuova”, costruita nel ‘500, sovrastando senza cancellarla quella “vieja”, intatta nella sua atmosfera del XII secolo. In questo monumento che per la “visibilità” è il simbolo della comunità, sono insomma sintetizzati due momenti essenziali nella definizione della identità nazionale: il medioevo della “reconquista”, che senza esitare rimodellò ogni città ripresa agli arabi con una marcata impronta cristiana; e l’inizio dell’epoca moderna con la nuova monarchia fondata dai “re cattolici”, volta, dopo l’unione territoriale della penisola, a creare coesione socio-culturale non solo attraverso misure politiche, ma trasformando sedi istituzionali già presenti ed  attive in centri di prestigio.

Così, anche l’università, ieri come oggi il maggior richiamo di Salamanca: nata nel 1218 per volere di Alfonso IX, la prima in Spagna e tra le più antiche nel mondo, poi ampliata agli inizi del ‘500, come dimostra la spettacolare facciata in stile “plateresco”, appunto l’avvio del rinascimento spagnolo che l’accomuna a quella della cattedrale di fronte a cui è stata eretta. Ed è più che mai l’università, in questo caso quella moderna distribuita tra vari edifici del centro ma soprattutto nel moderno campus nella periferia ad ovest, a fare di Salamanca un luogo vivo: nel quale alla innata “mondanità” del popolo spagnolo, si aggiunge il dinamismo dei molti giovani che arrivano in città per motivi di studio, anche in estate, per frequentare i corsi internazionali organizzati proprio dall’università, attraverso una autonona entità giuridica che in questo 2019 ha festeggiato i 90 anni di attività. Una vivacità d’altronde palpabile nel cuore pulsante della Plaza Mayor, fulcro della vita cittadina dove tutti convergono: spagnoli, studenti o turisti, durante il giorno e inevitabilmente dopo cena, caricandola di quell’energica atmosfera che contraddistingue il paese, da nord a sud, ma in special modo questa sua zona interna.

Insomma, una tale varietà e ricchezza di aspetti da farmi quasi dimenticare che il mio soggiorno a Salamanca, nella seconda metà di luglio, ha avuto come principale ragione la partecipazione ad uno dei corsi proposti dall’università: nello specifico di formazione per docenti di Spagnolo-lingua straniera, dove sono state affrontate diverse tematiche in riferimento all’insegnamento tra cui la motivazione degli studenti, la componente affettiva, l’ausilio delle nuove tecnologie e della letteratura sempre in considerazione dell’uso della lingua spagnola; una focalizzazione che non ha deluso le attese, come l’esperienza nel complesso.

Daniele Benotti

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