Falling for Ireland

perché non si può chiamare altrimenti la mia esperienza in Irlanda

Questo è solo l’inizio della storia del mio viaggio a Galway per partecipare al corso ALMM della NILE.

Non si può parlare di Irlanda senza menzionare il tempo e la cultura. †Larga parte è occupata dalla musica. Non conosci l’Irlanda se non ne conosci la musica o comunque se non ti fermi per le strade ad ascoltare i buskers che qui vengono da ogni parte a suonare o se non entri in un pub alla sera e ti lasci trasportare dai musicisti che suonano dal vivo. Sono instancabili e sono ovunque.

Giusto per entrare nel vivo della musica irlandese fiddle e accordion e per non farmi mancare niente, non ho trovato nulla di meglio da fare che andare in un pub – qui tutti hanno musica irlandese, più o meno autentica – o farmi trasportare dal concerto di musica irlandese nella chiesa di Saint Nicholas, la chiesa più vecchia d’Irlanda, che il prossimo anno compirà 700 anni.

Un po’ di musica tradizionale alla rassegna Tunes in the Church.

Non si può parlare di Irlanda senza menzionare il tempo e la cultura. Giusto per entrare nel vivo della città di Galway ho preso parte ad un tour guidato della città che ha sfatato qualche mito sulla città e sugli irlandesi e che mi ha fatto capire come tutto sembra avere inizio qui, la storia di James Joyce inclusa. Jonathan ha condotto me ed alcuni turisti neo zelandesi – in europa per 4 mesi di vacanza, sigh – attraverso la storia di Galway dalla sua fondazione da parte degli AngloNormanni alla sua storia nel 19esimo e nel 20esimo secolo: tra teatri e Irish Revival, tra WB Yeats e James Joyce, tra Martin McDonagh (il regista di Tre manifesti a Ebbing, Missouri e di In Bruges) e Orson Welles.

Davanti alla casa dove Nora Barnacle ha vissuto per 17 anni, Jonathan si è lasciato andare ad una spiegazione dell’opera di Joyce che definire travolgente non gli rende giustizia. Ai miei studenti basti sapere che l’ho filmato e che li bombarderò con le sue parole…

Non si può parlare di Irlanda senza menzionare il tempo e la cultura, si diceva. Si parla di cielo azzurro e di nuvole che vagano sulla linea dell’orizzonte e si fanno gli scongiuri che non piova per godere al meglio dei panorama che la natura offre sull’Atlantico. L’esperienza del tour del Wild Atlantic Way è una incredibile immersione nelle stradine della regione del Connemara tra le cave di torba e le coste frastagliate, un tuffo nell’azzurro del mare che scroscia in fondo alle scogliere, un infinito scorrere di paesaggi sempre diversi e sorprendenti.

Non si può parlare di Irlanda senza menzionare il tempo e la cultura, si diceva, e l’arte. Il prossimo anno Galway sarà capitale delle cultura – Galway 2020. Ogni estate la città ospita un festival delle arti. Mi sono lasciata trasportare dall’entusiasmo e sono andata in un piccolo teatro off-galway a vedere un toccante spettacolo “Eden” sulla crisi di una coppia nella Irlanda di fine anni 80 e sulle aspettative di Billy e Breda sulla domenica che cambierà la loro vita. Nel pomeriggio di lunedì 15 luglio ho visitato la mostra dell’artista australiano Sam Jinks “In the Flesh”, una mostra toccante e intima sulla fragilità umana tra natività, malattia e morte, una esibizione sconcertante della forza dell’uomo e della sua vulnerabilità, una mostra che rimanda ai classici della iconografia occidentale: meduse e messaggeri, natività, pietà e crocifissione. Semplicemente straordinaria.


Marcella Bursi

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